Un’ora di terrore. Quelli che si sono vissuti nel tardo pomeriggio di ieri sono stati circa 60 minuti di tremenda ansia e grande preghiera. Ormai i fatti sono noti. Christian Eriksen si è improvvisamente accasciato al suolo per un malore. I suoi compagni, in particolare Kjaer, l’hanno immediatamente soccorso in attesa dell’arrivo dei sanitari che hanno completato l’opera. L’utilizzo del defibrillatore è risultato determinante per salvare il giocatore, ma sono assolutamente convinto che il Destino sia, come sempre, decisivo. Chiamatelo Dio o in un altro modo. Senza di Esso, nulla è possibile.
Chris sta meglio. Questa è la questione fondamentale. E’ all’ospedale di Copenaghen. Ma, stando alla Gazzetta dello Sport, ha trascorso una notte serena. Ieri la sua Danimarca è scesa comunque in campo per terminare la gara, persa 1-0, contro la Finlandia. E’ difficile essere nella mente di altri, ma pareva palese che i suoi compagni fossero visivamente scossi. E ora? Il giocatore sarà sottoposto a ulteriori controlli. Gli appuntamenti di oggi dei danesi sono stati cancellati. Niente allenamento e nessuna conferenza stampa. Questo, sinceramente, lascia alquanto perplessi. O meglio, fosse una situazione momentanea legata alle conseguenze psicologiche della vicenda sarebbe molto comprensibile. Ma c’è dell’altro? Tale domanda è assolutamente lecita. Ieri Marotta, ad dell’Inter, squadra di club in cui milita Eriksen, ha sostenuto a RaiSport, che il calciatore non ha avuto il covid e che non sia vaccinato. Calciomercato.com, richiamando quanto scritto dalla Rosea, afferma che il Dottor Volpi, medico dei nerazzurri, ritiene che nei prossimi giorni saranno svolti accertamenti approfonditi. Sostiene pure che il ragazzo non aveva mai mostrato alcun tipo di problema né all’Inter, né precedentemente al Tottenham.
Per quanto mi riguarda, evitando di trasformare la vicenda in uno show, mi fermerei qui senza romanzare ulteriormente sull’accaduto. Un episodio simile successe il 20 febbraio scorso durante Ascoli-Salernitana. Il polacco Dziczek, giocatore dei campani, visse un istante vicino a quello di Christian e si salvò senza il clamore mediatico del danese. Comprendo che, durante una manifestazione come l’Europeo, tutto possa essere amplificato, ma ora credo sia il momento di non esagerare.
Rimangano solo impresse le immagini dei compagni di nazionale che sbarrano la vista al mondo dei soccorsi al loro “fratello”, le lacrime di protezione e i gesti di Simon Kjaer, incredibilmente enormi e giganti nella loro semplice umanità: la corsa verso l’amico, l’abbraccio alla sua fidanzata. Sarebbero da mostrare nelle scuole come esempio di vita. E un’altra lezione potrebbe giungere direttamente al mondo del pallone. Tutto è relativo. La vita è un soffio. Perchè litigare e incattivirsi guardando a personalismi? La speranza è che ora si lavori veramente per il bene del sistema.

