“Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?” recitava una parte della nota canzone Ancora Tu di Lucio Battisti. Questo è un po’ ciò che si pensa della Superlega. Il primo tentativo è andato malamente a vuoto ad aprile dell’anno scorso. Oggi sarà diverso? Vedremo perché in effetti alcune cose sono cambiate. In primis sembra che i presidenti più legati a questo progetto, Agnelli, Perez e Laporta, abbiano modificato parecchi aspetti. Non sarà un torneo chiuso. Ora si dovrebbe entrare in base al risultato ottenuto in campionato. Non è finita perché verranno probabilmente proposte due categorie, una serie A e una serie B, più o meno come accade nella Nations League e il numero della sfide sarà ridotto.
Che dire? Sì… Rispetto al torneo con wild card è un discorso totalmente diverso. Il calcio va modificato. C’è poco da fare. Per avvicinare i tifosi, soprattutto giovani, è necessario rendere il prodotto più appetibile. Si stanno trovando le corrette misure. La problematica giunge dai tempi e dalle modalità con cui si opera. Non è possibile farlo senza l’accordo con l’UEFA. E’ vero che i club sono liberi di fare una loro competizione, ma è altrettanto realistico che l’entità guida del calcio europeo merita rispetto. Le società vogliono maggiore libertà di movimento e guadagni. E’ corretto. Sono i protagonisti. Bisogna lavorare insieme, dibattere, discutere e raggiungere una linea comune. Non mi trovo d’accordo nemmeno con le tempistiche. Non mi riferisco alla demagogia di Ceferin. I problemi non sono la pandemia e la guerra. Il calcio è esterno a queste situazioni e deve proseguire per la sua strada. Sta già mostrando enorme attenzione per l’attualità e non può essere altrimenti. E’ parte della realtà e deve starvi dentro. Beatson e la teoria dei sistemi insegna. Detto questo, è necessario lasciare un po’ di scampo ai tifosi. Sono due anni che il pallone è più politica che gioco. Così si allontanano i supporter. Lavorare insieme e attendere tempi leggermente migliori.

