Vi piace questo Mondiale? Giunti ormai verso la fine della prima settimana, la domanda sorge spontanea anche perché le tematiche di discussione sono parecchie nonostante la pesantissima assenza dell’Italia. Dovremo farci il callo in quanto saremo chiamati a sopportare questa situazione ancora per circa un mese, un’infinità. Partirei dalle vicissitudini più importanti che sono quelle legate ai diritti civili. Si è discusso tanto dell’assegnazione del torneo al Qatar, un Paese dove tale concetto è trattato molto diversamente rispetto alle nostre latitudini. Tra i calciatori si sono trovate due linee di pensiero. La prima è quella per cui si debba cercare di sostenere determinati credo sfruttando questo palcoscenico dalla enorme cassa di risonanza. Si è assistito, così, agli iraniani che hanno rinunciato a cantare il loro inno in segno di protesta verso il governo del Paese per il trattamento riservato alle donne. Alcuni giocatori sarebbero voluti scendere in campo con la fascia da capitano arcobaleno, ma ciò non è stato concesso dalla Fifa. La seconda, invece, è quella per cui “il pallone” non debba entrare in certi ambiti essendo pure ospite in un luogo con determinate usanze. In effetti, purtroppo, si sapeva che svolgere i Mondiali in determinati Stati avrebbe potuto condurre ad alcune situazioni per noi inaccettabili. L’errore, probabilmente, è a monte.
Si passi a tematica assolutamente più leggera: il gioco. Argentina e Germania hanno steccato la prima contro Arabia Saudita e Giappone. Il canovaccio è il medesimo con le “cenerentole” vittoriose ed estremamente fortunate. Per il resto, la differenza tra le big e le “piccole” è stata netta come dimostrata da Australia-Francia, Inghilterra-Iran e Spagna-Costa Rica. Alcuni miracoli sportivi raccontano belle storie, ma vale la pena perdersi certe nazionali molto forti in una fase finale di un Mondiale? Verrebbe da chiedersi se la Fifa abbia sbagliato il modello di qualificazione lasciando troppo margine a continenti che esprimono un valore calcistico piuttosto basso. Non mi sembra di essere poco inclusivo nel sostenere una risposta affermativa al quesito. Occorre essere franchi. Si tratta della fase finale di un Mondiale e serve che vi siano i migliori del globo. Questo vale per lo spettacolo, per ragioni economiche, ma anche per il concetto di meritocrazia che è caposaldo nello sport. Sotto questo profilo non trovo corretto che vi siano continenti con un numero obbligato di partecipanti. Potrebbero essere anche tutte dello stesso, l’importante è che siano tra le migliori. L’errore, infatti, è considerare la fase finale di un Mondiale come il Mondiale. Non è così. Il torneo inizia dalle qualificazioni quindi a ogni nazione è data la chance di parteciparvi. E’ ora di iniziare a immaginare un ranking, con coefficienti distribuiti in maniera diversa che quelli attuali, in cui le prime 31 più il Paese ospitante strappano il pass. In realtà, il problema verrà ovviato in maniera diversa con una super Coppa Rimé a 48 partecipanti. Scelta discutibile.
Da ultimo, in molti avranno notato i super recuperi concessi durante le gare con situazioni che sfiorano il quarto d’ora per un singolo tempo. La scorsa primavera, Infantino discusse dei minuti effettivi disputati e calcolati intorno ai 50 su 90 totali. In effetti, queste maxicode potrebbero pure considerarsi giuste e accettabili nell’ottica di evitare proprio il tempo effettivo stile basket? E’ una delle recenti grandi innovazioni di questo sport che sta giustamente cercando di riformarsi. Si pensi, ad esempio, al Var. Come la si prenderà, però, in situazioni sicuramente più calde come campionati e coppe dei club?

