E’ una notizia che ci ha colpito tutti e ha fatto molto male. Se non bastassero i fatti, e comunque sarebbe abbastanza assurdo perché la morte di un 53enne è sempre una tragedia, si osservi il clamore mediatico. Sinisa ha monopolizzato la stampa e lo ha fatto giustamente. Mi auguro che ciò non sia dovuto soltanto al periodo che, va detto candidamente, è abbastanza scevro di notizie. La realtà è che Mihalovjc è nel cuore di ognuno. Questo probabilmente è dovuto alla sua personalità di uomo schietto e diretto. Quando si dice ciò che si pensa senza falsità, si vince sempre. Il serbo aveva tale grande pregio. Aveva una sola faccia ed è fondamentale. A quel punto diventa difficile non piacere indipendentemente da una maglia di una squadra o, ancora più importante, da una particolare opinione sulla realtà.
Sinisa nasce a Vukovar, in Serbia, il 20 febbraio 1969. Vive gli orrori della guerra etnica ed è impossibile, quindi, non avere una determinata indole. Mihajlovic è uomo duro, ma allo stesso tempo molto comprensivo e aperto agli altri. Rimarrà nella memoria quella conferenza stampa da allenatore del Torino in cui un giornalista gli domandò della difficoltà di Benassi ad essere capitano granata a soli 22 anni. La risposta fu emblematica. E’ complesso alzarsi alle 4 di notte per andare a lavorare alle 6 facendo fatica ad arrivare alla fine del mese. Questo è Sinisa. L’avventura calcistica inizia in patria al Borovo. E’ un difensore centrale arcigno dai lunghi capelli. Passa poi al Vojvodina prima di approdare a quella che probabilmente è la compagine serba più conosciuta: la Stella Rossa con cui trionferà in Coppa Campioni e Intercontinentale.
Da qui inizia il suo percorso italiano e mai più abbandonerà il nostro paese se non per una parentesi come c.t. serbo. L’avvio è a Roma con la maglia giallorossa. Non è troppo fortunato così passa alla Sampdoria dove resterà dal 1994 al 1998. Ecco, poi, l’avventura laziale che gli dona la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europea. La carriera di giocatore si chiude con la maglia dell’Inter poi inizierà quella sulla panchina proprio come vice di Mancini sempre in nerazzurro. Tra i due esiste un rapporto molto speciale e significativo. Il percorso da mister non è fortunato come quello da calciatore, ma resta il grande attaccamento con alcune piazze tra cui Bologna che lo ama alla follia. La Città Emiliana rappresenta come pochi l’apertura mentale e la voglia di mettersi in gioco, l’amore per il lavoro e per la vita di cui disponeva Sinisa. Non è un caso, forse, che si siano trovati così bene.
Mihailovjc ha lasciato un grande segno nel mondo del calcio per le sue abilità, ma forse è rimasto impresso ancora di più per la sua grande persona. Non è solo un professionista, ma un filosofo che mai il mondo scorderà in nessuno degli ambienti. Un ultimo fatto che mi preme segnalare è il rapporto ritrovato con Ibrahimovic dopo un inizio difficile. Ora erano parecchio legati. Questo significa essere aperti all’altro pur mantenendo una propria identità. E’ un’altra vittoria di Sinisa. Il livello umano di Sinisa supera persino quello calcistico e si sa quanto sia complesso anche solo giocare in serie A…

