Il Napoli è campione d’Italia per la terza volta nella sua storia. Qualcuno ironizza sull’enorme enorme festa inscenata nel capoluogo campano e sull’autocelebrazione della città. Questa viene considerata eccessiva. In realtà non è così. I partenopei giustamente festeggiano un traguardo favoloso che hanno raggiunto con estrema fatica e con sudore. Sono stati necessari ben 33 anni per centrare di nuovo lo Scudetto e adesso è giusto goderselo fino in fondo. A parte i clamorosi eccessi che hanno condotto, purtroppo, a ferimenti e anche a un decesso, è magnifico assistere all’amore che tutta la comunità riversa per la squadra e per il calcio. Parlare di “riscatto” sembra banale, ma non lo è. Il pallone è il veicolo che la cittadinanza utilizza per mostrare al mondo il suo valore ed è assolutamente rispettabile. Gli argomenti legati al sociale non si esauriscono così e sto assolutamente “banalizzando” un tema per cui necessiterei di spazi che un blog non sempre ha. La pazienza dei lettori ha un limite. Napoli si accorpa intorno al Napoli e fornisce un senso di comunità che in molte altre zone è lontano anni luce. Le celebrazioni che durano giorni non sono un punto a sfavore perché non si tratta di semplice calcio ma, come detto, di un popolo unito che raggiunge un traguardo magnifico. Tutto questo va oltre il mondo dello sport.
Parlando, invece, di aspetti più tecnici, i partenopei vincono meritatamente lo Scudetto per quanto mostrano sul campo, per il valore della squadra, ma pure della società. Il titolo è arrivato lento e sudato perché sono quasi 20 anni che Aurelio De Laurentiis è alla guida degli azzurri. E’ partito in serie C con l’obiettivo di riportare i campani al successo. Il target era già stato centrato tra Coppa Italia e Supercoppa ma, senza nulla togliere a tali manifestazioni, lo Scudetto è un’altra roba. L’imprenditore del cinema non ha chiuso un cerchio in quanto è lui stesso a sostenere che la volontà è quella di replicare per poi arrivare pure sul tetto d’Europa. Il progetto è quello giusto. Gli uomini sono corretti partendo da Giuntoli che, al momento, rappresenta uno dei migliori direttori sportivi al mondo. Lui ha condotto all’ombra del Vesuvio calciatori come Osimhen e Kvaratshelia, conosciuti praticamente solo agli addetti, e dimostratisi un autentico colpo fantasmagorico. Lui ha preso Lobotka che è, al momento, uno dei migliori registi d’Italia. Lui ha portato in Campania Kim, centrale che ha migliorato la difesa persino rispetto a Koulibaly. Citati questi come i principali protagonisti del tricolore non si può non nominare Luciano Spalletti. Non lo ritengo il migliore allenatore al mondo e forse nemmeno in Italia perché penso, per esempio, a Simone Inzaghi e, se dovessi scegliere, vedendo le potenzialità, opterei sicuramente per l’emiliano. Come sosteneva Aristotele, la potenza, però, dev’essere tramutata in atto e non è così scontato. Intanto, il toscano ha riportato il titolo in Piazza del Plebiscito dove mancava da 33 anni e l’ha fatto non sbagliando praticamente nulla.
Se De Laurentiis riuscirà a confermare lo staff di dirigenti che lo circonda, credo veramente che il Napoli possa ambire ad aprire un ciclo importante e duraturo. Gli uomini alla scrivania sono persino più importanti di quelli sul campo perché il miracolo è giunto proprio di lì. Potranno cedere un campione e sbagliare qualche colpo, ma hanno dimostrato di saper pescare molto bene e ciò è una garanzia.

