Ibrahimovic lascia il calcio giocato e Parlando di Calcio non poteva esimersi dal segnalare questo triste evento. Se non fosse altro perché è uno dei miei tanti idoli della giovinezza… Al di là di ciò, che non importa a nessuno, nel momento in cui uno dei migliori della storia abbandona il nostro amato sport, si vivono sempre istanti di malinconia che si amplificherà quando lo si vedrà in altre faccende affancendato. Tale sentimento pervaderà i cuori sia che scelga la carriera da dirigente, da allenatore, da opinionista o pure da tutt’altro genere di vita.
Ibra è stato una grande personalità dentro e fuori dal campo. Può piacere o meno, ma non si può non riconoscere che non faccia breccia nel cuore delle persone. “Zeta” nasce a Malmoe il 5 febbraio del 1982. Sembra un giorno segnato dal destino perché, in quella data, sono venuti al mondo pure Tevez e Cristiano Ronaldo. Il luogo dei natali è la Svezia, ma le origini dei genitori sono croate e serbe. La famiglia di Zlatan non è ricca e vive nei sobborghi, ma la zona non è disagiata. Insomma, non ha un’infanzia come quella di altri colleghi cresciuti tra pistole e scorribande. Frequenta la scuola calcio del Malmoe, non senza difficoltà comportamentali. Alla fine va all’Ajax ed è lì che diventa Ibrahimovic. In tanti ricordano la nota lite con Mido dove si dice siano pure volate delle forbici. Sarà realtà? Chi lo sa…
Zlatan si trasferisce alla Juventus guidata da Fabio Capello. Segna all’esordio contro il Brescia, ma pare essere un giocoliere. La differenza tra un giocatore e tale categoria è arcinota. Presto, però, si rende conto che il suo fisico, alle nostre latitudini, è una potenzialità da usare in modo diverso. Vince due Scudetti che poi saranno revocati da Calciopoli. Lo svedese abbandona la Vecchia Signora e si trasferisce all’Inter. Qui trionfa ancora in serie A e lo fa per due anni consecutivi. Diventa il re del campionato. Vola al Barcellona e trionfa pure in Liga ma, in Champions, perde la semifinale proprio contro la sua ex compagine. In Catalogna non si trova bene soprattutto con Guardiola. Lo definisce “Filosofo”. La categoria è assolutamente geniale ma, probabilmente, l’intenzione è quella di sottolineare la poca praticità dello spagnolo. In estate sia assiste al “colpo del condor”, Galliani. Così definito perché Ibrahimovic si trasferisce al Milan proprio negli ultimi istanti di calciomercato e, stranamente, vince lo Scudetto. Nel 2011-2012, dopo 7 successi consecutivi, non agguanta il titolo.
Vola a Parigi alla corte di Carlo Ancelotti dove ritorna sul trono del campionato nazionale. Resta qualche stagione in Francia prima di volare in Inghilterra dove conquista il suo unico titolo internazionale. Con il Manchester United trionfa, infatti, nell’Europa League 2016-2017. Purtroppo, però, non gioca la finale per una lesione molto grave al crociato. Si trasferisce in America, al Los Angeles Galaxy. Sembra l’epopea, ma Ibra non smetterà mai di stupire e così decide di proseguire tornando al Milan dove riesce nell’impresa di ridare una mentalità alla squadra che conquista uno Scudetto quasi impossibile per valori tecnici. Pare sdoganato che la presenza di Ibra sia stata fondamentale per Pioli come leader carismatico. Alla sua carriera è mancato solo il trionfo in Champions, ma è nulla se confrontato a quanto ha dato al pallone.

