Il noto filosofo greco Socrate affermava: “Chi non è soddisfatto di ciò che ha non sarebbe soddisfatto neppure se avesse ciò che desidera“. Occorre operare una distinzione. Sapere apprezzare ciò che si è significa conoscere i propri limiti e accettarli. E’ un concetto estremamente diverso dal “campare alla giornata” perché la fatica impedisce di provare a raggiungere qualcosa che si ha nelle proprie corde.
Fino a oggi, la Juventus ha vissuto nella prima situazione. I bianconeri hanno racimolato 54 punti in 25 giornate. Se si guardano anche le magiche stagioni dei 9 scudetti consecutivi, si osserva che il bilancio è perfettamente in linea. Nel 2011-2012, anno del primo titolo targato Conte, la squadra aveva raccolto 51 lunghezze. L’anno successivo veleggiava a quota 55. Quando Allegri giunse a Torino, nel 2014-2015, il risultato era 58. Se si esclude il dominio napoletano di 365 giorni fa, si nota che anche il Milan scudettato e capolista nel 2021-2022 aveva 55 punti. L’Inter va troppo veloce perché è troppo forte. Occorre ammetterlo e, per i tifosi sabaudi, farsene una ragione. Gli uomini di Inzaghi vengono da 9 successi consecutivi tra serie A, Supercoppa e Champions. Hanno 63 lunghezze in 24 turni in quanto devono recuperare la sfida con l’Atalanta. Come mantenere quel ritmo?
Ciò ammesso, la Vecchia Signora non deve mollare la presa. Nonostante la Juve si trovi di fronte a una delle 4 o 5 avversarie migliori al mondo, è obbligata a mantenere la barra diritta e veleggiare su quote molto alte perché la rosa è forte e l’assenza delle coppe agevola il campionato. Se Juventus e Inter giocassero tutte le gare a disposizione da qui al termine dell’annata, i nerazzurri ne disputerebbero 4 in più. Non sono poche anche in considerazione della loro disposizione temporale. La Champions impone un calendario molto fitto e spalmato nel tempo. Considerata la lunghezza della battaglia, non si possono avere rimpianti. Un eventuale secondo posto dietro a determinati competitor, poi, non può rappresentare una vittoria, ma è un privilegio e un segnale importante che si manda alla squadra oltre che all’esterno per il futuro.
I soli 2 punti raccolti nelle ultime 4 partite con la mente che spesso è parsa sciogliersi come neve al sole devono diventare immediatamente un brutto ricordo. Un momento storto nell’annata è assolutamente accettabile. La rabbia, tuttavia, resta legata alle sfide interne con Empoli e Udinese dove la Juve si è fermata di fronte a situazioni complicate, ma superabili con maggiore attenzione o calma. L’espulsione di Milik contro i toscani ha rappresentato una “sciocchezza” che ha dato vita a un’escalation negativa. Nonostante questo fattore, in 10 contro 11 e un gol di vantaggio, gli uomini di Allegri avrebbero dovuto conquistare i 3 punti. Contro l’Udinese, invece, la mancata concretizzazione di ghiotte chance in aggiunta al centro di Giannetti hanno portato a un’ingiustificata frenesia che ha finito per impedire ai sabaudi di essere incisivi. Un pareggio a Verona, contro l’Hellas in giornata di grazia con Folorunsho che pesca il jolly, è accettabile. D’altronde il “Bentegodi” non è mai stato un campo semplice nemmeno negli anni gloriosi. La sconfitta di San Siro contro l’Inter risulta ancora più comprensibile alla luce di quanto scritto sopra e di ciò che i nerazzurri stanno facendo. La gara contro la Vecchia Signora, per esempio, non è poi così distante da quella con l’Atletico e quest’ultima rappresenta un ottavo di Champions. Sia i Colchoneros che la Juve sono parsi annichiliti di fronte al potenziale avversario e hanno dato un senso alla prova soltanto quando l’Inter è passata in vantaggio abbassando così leggermente e fisiologicamente la foga.
Per Danilo e C. è consigliabile quindi non sprecare energie “gufando” i rivali, ma concentrarsi solo su se stessi per raggiungere il miglior risultato possibile e avere buone basi psicologiche e d’appeal per il domani.

