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Cosa significa “Stile Juventus”? E’ così importante?

alexdelpiero

Diogene sosteneva che “per la virtù si ha bisogno o di amici valenti o di accaniti nemici“. Ecco cosa significa essere juventini. Negli ultimi tempi si parla tanto dell’eventuale addio di Allegri alla Vecchia Signora e, trattando questo tema, si ripropone costantemente la diatriba tra “giochisti e risultatisti”. Tale duello sembra stare a cuore ai media in una maniera quasi ossessiva e così si finisce forzatamente ad accostare certi nomi ai bianconeri per poi sentirsi obiettare dall’opposta fazione che a questi mancherebbe lo “stile Juventus“. Ma cos’é tale “Stile Juve”? E’ un’enfasi poetica o qualcosa di assolutamente concreto? Non c’è dubbio! Si tratta di un concetto filosofico e come tale immanente, quindi, concreto. Occorre, perciò, analizzarlo a fondo per comprenderne il senso e il valore pratico in quanto, nel momento in cui si sposa il club sabaudo, è necessario far proprio pure tale sentimento altrimenti si rischia di trovarsi spaesati.

Madama non è solo una squadra di calcio, ma ciò vale ormai per qualsiasi team. E’ una passione viscerale che entra nel profondo, “ruba l’anima”. Amare la Vecchia Signora significa approvare e rispettare le sue regole. Sono poche e chiare. La principale è racchiusa in un noto coro della curva “Amici di nessuno, per noi c’è solo la Juve. Direi che le parole siano alquanto emblematiche. Essere bianconeri significa lottare contro tutto e tutti. Molto sovente si identifica la società torinese come “parte del palazzo”. In realtà, non è così. E’ proprio il contrario e lo dimostrano le tante accuse subite nella sua storia, alcune di esse hanno condotto a conseguenze pesanti come Calciopoli o la penalità inflitta nella passata stagione dalla Giustizia Sportiva Italiana che ha prodotto una squalifica annuale dalle coppe europee. Alla luce della Giustizia Ordinaria, che sta ancora operando sul caso, quanto visto è parso alquanto affrettato. E’ un concetto che può essere considerato “mourinhano”. Noi contro tutti. Non c’è altra spiegazione.

Far parte della “Zebra” significa essere soli. Vuol dire che non si può parlare di “operazione simpatia” come accaduto nell’immediato post Calciopoli  a dimostrarlo sono i risultati di quel periodo. Appena è arrivato Andrea Agnelli e, coadiuvato da Conte, ha reintrodotto lo “stile Juventus” all’interno dell’ambiente, la musica è cambiata in modo completo. Dal momento che si acconsente a portare nel cuore tali colori è necessario partire dalla citata norma di comportamento e a, quel punto, diviene particolarmente semplice accettare le altre. Quando qualcuno parla di “soldatini”, avvicinando il nome agli atleti sabaudi, forse non comprende che non si tratta del classico “aziendalismo”. L’amore viscerale per la maglia e ciò che le appartiene conduce a determinate azioni che ne sono naturali per il raggiungimento della causa. Nel porle in pratica, la fatica è diminuita dalla volontà di centrare l’obiettivo per poi gridare “Vi abbiamo battuto ancora. Ancora una volta, la nostra è la strada vincente!“.

E’ inutile, quindi, “scannarsi” tra tifosi per sostenere “giochismo” o “risultatismo”. Anzi, è controproducente in quanto scinde un’unità troppo importante alla luce delle logiche appena narrate. Non sarà mai una singola persona a modificare il DNA juventino, ma questa si dovrà adattare e sarà necessario che ami tale essenza. Allegri, Conte, Thiago Motta… Non importa. Ciò che conta è che chi sarà il prescelto sposi la causa a 360gradi perché la Vecchia Signora si ama o si odia. Non esiste alternativa.

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