Giacomo Leopardi affermava: “Il più solido piacere di questa vita è il piacere vano delle illusioni“. In tanti stanno godendo per le sorti del Sassuolo, ormai destinato a una retrocessione molto probabile. E’ difficile comprenderne i motivi, ma tant’è. Tra questi in parecchi non si limitano ad accontentarsi della discesa neroverde in cadetteria, ma sperano addirittura nella fine di questa storia di calcio che per un ventennio ha visto gli emiliani in costante crescita come un’iperbole matematica. La loro definitiva caduta assomiglia più a un’illusione che alla realtà.
Giorgio Squinzi, patron Mapei, divenne numero uno dei neroverdi nel 2002 quando la squadra militava in serie C1. L’ex leader degli industriali italiani ha immediatamente messo amore e denaro nella società neroverde centrando la promozione in serie B soltanto nel 2008-2009 quando sulla panchina non sedeva un mister qualunque, Max Allegri. Chiaramente il livornese era alle prime armi e ciò è indicativo della grande lungimiranza che ha sempre accompagnato l’importante budget di questa piccola realtà delle colline modenesi. Dopo qualche stagione in cadetteria, ecco la promozione nella massima categoria targata Di Francesco e Mimmo Berardi. Era il 2012-2013 quando Magnanelli e compagni conquistarono un traguardo sconosciuto a questa realtà e, soltanto 3 anni più tardi, ecco l’esordio in Europa League. Nel 2019, purtroppo, Giorgio Squinzi venne sconfitto da una malattia e lasciò in eredità la squadra alla moglie Adriana e ai Figli. Il Dottore, come lo chiamano nella Zona Ceramica, era la colonna portante su cui si fondava la costruzione sassolese, la linfa vitale da cui traeva l’essenza. Nonostante questo, figure come il Presidente Carlo Rossi, l’ad Giovanni Carnevali e il ds Giovanni Rossi hanno mantenuto la barra diritta e tenuto fede a quanto fatto sino a quel momento dall’anima neroverde anche quando pure la consorte dell’ex numero uno di Confindustria l’ha raggiunto nell’altra vita.
Questi terribili addii uniti alla possibile retrocessione hanno convinto i tanti nelle loro illusioni. Tali persone, però, forse guidate dalla forza della speranza, dimenticano alcuni aspetti. Innanzitutto, la Mapei non vive problemi economici da condurre all’ipotesi di una svendita immediata e disperata. E’ possibile che i Figli di Giorgio Squinzi non abbiano lo stesso interesse, o sensibilità, verso la squadra mostrata dal padre, ma una riduzione delle ambizioni non significa morte celebrale della società. Occorre, infatti, tenere in considerazione la struttura su cui si fonda la costruzione neroverde e i tanti dipendenti di cui dispone. Si parla di una squadra maggiore maschile, di una femminile, di giovanili e di un progetto chiamato “Generazione S” che vede coinvolte tante scuole calcio nella zona reggiana e modenese. A ciò si aggiunge uno stadio di proprietà acquistato proprio nel 2013 e reso uno dei pochi gioielli immobiliari del pallone italiano con ingenti spese e cure. L’ultima di esse è avvenuta proprio un’estate fa con la sostituzione dell’impianto elettrico e l’inserimento del “gioco di luci”. Forse qualcuno conoscerà anche Cà Marta, dove è sorto il recente centro sportivo di proprietà. La Primavera neroverde, guidata da Bigica, è quinta in classifica e in zona playoff davanti a realtà importanti come Torino, Milan, Fiorentina e Juve. La compagine femminile, con mister Palmieri, è anch’essa quinta in serie A. C’è chi pensa davvero che tutto questo verrà gettato alle ortiche per una retrocessione?
Probabilmente ci sarà un ridimensionamento che magari porterà realmente la prima squadra maschile a vivere qualche campionato nella cadetteria, ma è una situazione che dev’essere accettata anche per limitare i costi di una società che vanta il dodicesimo monte ingaggi della serie A e a cui, forse, qualcuno ha chiesto un alleggerimento. Non illudetevi. Non siamo di fronte a un altro “caso Chievo”.

