Juve, ti ricordi il 5 maggio? Sicuramente sì… Quella data non è soltanto la nota ode manzoniana scritta per Napoleone. “Ei fu. Siccome immobile...”. In tanti rimembreranno questo preambolo che da il là a una delle poesie più caratteristiche della nostra letteratura. I tifosi bianconeri associano tale giornata a un evento sportivo che ha lasciato il cuore pieno di entusiasmo quanto può risultare l’effetto dell’opera del genio lombardo. D’altra parte, si parla sempre di arte che viene espressa nelle forme più svariate. Il 5 maggio 2002, alle ore 15, si stava per disputare l’ultimo turno di serie A con la classifica che recitava: Inter 69 punti, Juventus 68 e Roma 67. Alle 17, però, ecco il grande ribaltone con i bianconeri che si laureavano campioni d’Italia e i giallorossi di Capello che superavano a loro volta i nerazzurri, giunti al terzo posto.
La Vecchia Signora attuale può eguagliare quella citata? Analizzando la fredda matematica, si nota che, dopo 14 giornate, Lippi aveva 21 punti, ben 5 in meno di quella attuale. La distanza dalla vetta, però, era molto simile perché oggi calano 6 lunghezze, 22 anni fa erano 7. La Juve occupava il sesto posto esattamente come quella attuale. Aveva davanti, nell’ordine, Inter, Chievo, Roma, Lazio e Milan. Ora è dietro a Napoli, Atalanta, Inter, Fiorentina e Lazio. Le squadre da superare sono tante, ora come all’ora, ma non tutte sembrano rappresentare un ostacolo propriamente insormontabile. Qualcuna resterà lì in corsa fino in fondo, come capitò a nerazzurri, bianconeri e giallorossi, altre, invece, molleranno la presa e si distaccheranno. In questa stagione si potrebbe intravedere un “quadriello” con il Biscione, la Dea e i partenopei associati proprio alla squadra di Motta.
Perché si inserisce la Juve quando la maggior parte della critica è negativa nei suoi confronti? Oggi, come 22 anni fa, è la squadra con il maggior margine di crescita. La Vecchia Signora di Lippi potrebbe apparire più forte in quanto il portiere era Buffon. In difesa c’erano pilastri come Ferrara e Montero che si accompagnavano al nuovo arrivato, Thuram. In mediana spiccavano Nedved, appena sbarcato a Torino dalla Lazio, Davids e Zambrotta. In attacco, c’erano Del Piero e Trezeguet. Tanta roba… Ma non è scritto in alcuna sfera di cristallo che i vari Cambiaso, Thuram Junior, Conceicao, Nico, Yildiz e Vlahovic non possano avere medesimi risultati. Purtroppo, Thiago dovrà rinunciare a Bremer che rappresenta un pilastro come poteva essere uno dei citati difensori, ma il potenziale è molto alto e ancora questa Juventus deve trovare la quadratura del cerchio. La “pareggite acuta” che inceppa la Vecchia Signora era un problema a cui doveva far fronte anche Lippi, dato per spacciato come Motta oggi. In realtà, quando non si perde, un significato c’è. Il pareggio è l’esatto punto di equilibrio che sembra dire: “oggi sei al bivio. Puoi prendere il sentiero del paradiso o quello che ti porta diritto nel baratro. La scelta è anche tua“. Certo che una mano dalla fortuna sarebbe gradita ed è chiaro che, se gli acciacchi dei sabaudi continueranno a lasciare la formazione vuota, sarà impossibile progredire.
Poi ci sono i condottieri di queste due rose. Lippi e Thiago Motta sono più simili di quanto si possa pensare. L’italobrasiliano sovente viene paragonato ad Allegri. Il confronto ci sta se si pensa al Max del pre Cardiff che, a sua volta, somigliava a Marcello. Questi tecnici amano l’equilibrio. E’ il cardine su cui fondano il loro credo calcistico. Non ci dev’essere una fase di gioco che pregiudichi le altre. Non c’è la ricerca estetica spinta all’ennesima potenza, ma non si disdegna l’essere propositivi e la volontà di controllore le operazioni. Il toscano pareva più verticale, anche spinto da un tipo di calcio diverso, Thiago è più orizzontale. Vuole muovere l’avversario lentamente per trovare il giusto varco, l’imbucata. E’ l’idea che aveva anche Allegri quando è sbarcato in Piemonte.
L’ultima analisi da effettuare è relativa al calendario. Oggi si gioca molto di più di all’ora. All’epoca, la Juve uscì ben presto dalla Champions. Il format prevedeva due gironi e la Vecchia Signora fu estromessa dopo secondo, cioè prima di Natale. In serie A vi erano 18 squadre, non 20 come oggi. Le giornate, quindi, erano 34 e non 38. I piemontesi uscirono presto anche dalla Coppa Italia lasciando ampio margine al campionato. Oggi non sarà così, ma è un discorso che riguarda tutti, anche gli avversari, escluso il Napoli. Sarà un fattore da tenere in considerazione anche perché la rosa sabauda non è delle più lunghe.
Tutto sommato, però, si possono notare ampie somiglianze tra la “miracolosa Juve del 5 maggio” e quella attuale. La speranza dei tifosi può restare viva.

