“Non sforzarti tanto, le cose migliori accadono quando meno te lo aspetti“. Gabriel García Márquez, scrittore e giornalista colombiano, parlava così. Ha perfettamente ragione. E’ inutile rodersi l’anima, rimunginare, invidiare chi riesce in ciò in cui non possiamo. Si tratta di attendere. La ruota gira e il momento buono arriverà. E’ il pensiero che deve avere anche la Juventus.
Il pareggio contro la Fiorentina leva la scimmia dalle spalle. Anche per quest’anno, lo scudetto è roba d’altri. Con estrema probabilità, i bianconeri trascorreranno un’altra stagione a vedere vincere l’Inter e, forse, è la cosa che sopportano meno, ma bisognerà che convivano con tale delusione. La situazione è sempre la stessa. A questa squadra manca la mentalità che, dopo la finale di Champions persa a Cardiff, è andata lentamente scemando fino a raggiungere il nulla cosmico dei giorni attuali. Allegri ha provato a cambiare pelle alla Juve già nel 2017-2018 dove i bianconeri erano partiti per segnare un gol in più dell’avversario. Non funzionò e quel gruppo vinse la serie A per lo strapotere e la convinzione che aveva in grembo più che per tenacia o gioco espresso. La vittoria del “Bernabeu” 3-1 in Coppa Campioni resta uno squarcio di luce in un cielo buio che vale poco o niente, infatti, nemmeno la qualificò. La stagione si chiuse con il successo in Coppa Italia, ma tutto è proporzionato e allora non bastava. L’annata dopo, quindi, Allegri, con Ronaldo in squadra, tornò al vecchio sistema: “prima di tutto non prenderle“. La Vecchia Signora vinse lo scudetto per il timore reverenziale che gli altri nutrivano nei suoi confronti. Praticamente chi l’affrontava considerava la gara come sconfitta in partenza. E’ esattamente quello che sta accadendo oggi all’Inter di Inzaghi. Lo stesso capitò con Sarri che riprovò nuovamente a cercare il dominio del gioco. Poi si tentò con le idee nuove di Pirlo, ma nemmeno il suo calcio funzionò, anzi, non si vinse neanche la serie A che all’epoca era il minimo sindacale. Si tornò, quindi, in ginocchio da Max, ma tre anni di insuccessi con una sola Coppa Italia portarono a Thiago Motta e a un nuovo cambio di idee tattiche.
Si arriva ai giorni nostri dove la Juventus domina nel gioco: vince sempre nelle statistiche del possesso palla, dei tiri, di quelli nello specchio, nei gol attesi, ma il risultato parla chiaro e la maggior parte delle volte porta in dote il pareggio. La rivoluzione tattica rispetto al periodo allegriano, ma in un certo senso anche a quello degli ultimi 7 anni, è completa perché una squadra così padrona delle ostilità non si vedeva dai fastosi tempi delle finali di Champions. Serve tuttavia qualcosa di più. Come scritto, manca la mentalità. Non si vede lo spirito Juve. Con quel DNA, questa squadra sarebbe pronta a lottare per lo scudetto. In sostanza, rispetto a un anno fa, sono cambiati gli interpreti, lo stile tattico, ma c’è una costante negativa. Non si riesce a trovare il famoso “stile Juventus”. Il problema è che non c’è nessuno in grado di fornirlo. Agnelli e Nedved non ci sono più. Giuntoli non l’ha mai vissuto e Motta non è Conte. Nel 2011 era circa lo stesso. AA, Marotta e Paratici erano dei rookie, ma c’erano Nedved e soprattutto il citato mister pugliese. Fu lui il demiurgo in grado di trasformare la Vecchia Signora più dal punto di vista dello spirito che della tattica. A questo punto pesa una figura come quella di Giorgio Chiellini, ma probabilmente ne vanno inserite delle nuove che, con tutto il rispetto per il toscano, abbiano un carisma ancora più prepotente. Mi riferisco a personaggi del calibro di Del Piero e Buffon che, allo storia della Juve, hanno lasciato qualcosa di assolutamente mastodontico anche dal punto di vista dell’immagine.
Ai bianconeri non serve un progetto a lungo termine. Arrivare nelle prime quattro in classifica è determinante dal punto di vista economico, ma non è sufficiente per svoltare. Per ripartire è necessario trovare una scintilla positiva. Il successo in Coppa Italia della trascorsa stagione poteva essere il punto zero, invece, i tanti cambiamenti estivi hanno annullato questo stimolo. Il ciclo sarebbe dovuto partire un anno fa, ma è stato ritardato e così probabilmente è peggio perché, se nell’attuale annata, non arriverà qualcosa di importante, che sia una vittoria di una competizione oppure una battaglia fino all’ultimo istante per raggiungere lo scopo, significherà aver fatto un passo indietro. Il pareggio con la Fiorentina lancia l’Inter potenzialmente a 11 punti di vantaggio e, come già rimarcato, centrare lo scudetto appare ormai una chimera anche perché chi è sopra difficilmente perde punti. Alla Juve, poi, manca la continuità. Le due lunghezze perse contro i viola assomigliano parecchio a quelle perdute un anno fa contro l’Empoli. Sono la sentenza di fine corsa. La luce, quindi, potrebbe essere cercata altrove. I bianconeri hanno a disposizione Coppa Italia, Champions e la fortuna di poter disputare pure il Mondiale per Club. Con il massimo rispetto, ho escluso la Supercoppa Italiana perché non può essere considerata un traguardo che conceda i giusti stimoli, ma solo una chicca.
Per raggiungere gli scopi è sufficiente un click mentale. Questo fuoco non deve essere acceso dal punto di vista tattico, ma da quello dello spirito. Siamo da capo. Passano gli anni, si fanno sempre gli stessi discorsi. Juve, per guarire guardati nell’anima!

