“Repetita iuvant” dicevano i latini. E’ ormai da più di un anno che in tanti sostengono una teoria: alla Juventus manca la juventinità. Con tale sostantivo si intende l’anima bianconera, quel sentimento che trasuda dalla maglia, quelle emozioni che solo tali colori possono esprimere. Insomma, l’anima, l’essenza della Vecchia Signora. Ultimamente il problema è emerso in maniera molto forte. Danilo ne ha parlato apertamente prima di abbandonare il club. Il nuovo corso targato Giuntoli e Thiago Motta pare non essere troppo avvezzo a certe sensazioni e questo nonostante il direttore abbia ammesso il suo amore giovanile per Madama. Il dilemma, però, non può nascere dalla squadra. Una pianta dipende sempre dalle sue radici. Nel 2023, Elkann ha ripreso in mano direttamente il timone della società consegnandolo a due personalità molto vicine alla famiglia, ma lontane dalla Juve. Andrea Agnelli è stato sostituito da Gianluca Ferrero, divenuto nuovo presidente, mentre l’attuale ad è Maurizio Scanavino.
Ciò che emerge, insomma, è un distaccamento da parte di quasi la totalità del gruppo bianconero dai valori che rappresentano storicamente la Juventus. L’impressione è che ci sia una freddezza disarmante. I calciatori pensano professionalmente a giocare, l’allenatore fa lo stesso perché da sopra non viene trasmesso nulla. Il motivo? L’obiettivo è quello dei freddi numeri. In una società è assolutamente corretto. In una squadra di calcio, non è sufficiente. Occorre pensare anche all’ambito emozionale e per farlo funzionare è necessario rispettare dei valori intrinsechi alla storia del club. La crisi della Vecchia Signora nasce solo ed esclusivamente da questo problema. E’ completamente inutile passare da Allegri a Motta o da Vlahovic a Kolo Muani, se a questi non viene trasmesso cosa significhi essere all’interno del gruppo Juve.
I conti sono alla base di tutto. A margine della finale di Coppa Italia vinta un anno fa, Elkann era stato molto chiaro. L’idea era quella di creare una compagine giovane e di prospettiva. Così è stato. Qualcuno ha interpretato tale volontà come un modo di aggiustare il bilancio, ed è accaduto, potendo poi vendere un prodotto futuribile sia dal punto di vista economico che sportivo. Ultimamente si è parlato parecchio della possibilità che Madama modifichi i suoi vertici. Si è detto di un’eventuale cordata guidata da Andrea Agnelli con soci quali Red Bull, ma è giunta la smentita ufficiale di Exor, gruppo a capo della società sabauda. I mercati avevano visto una crescita del titolo bianconero dopo le notizie di una possibile cessione e ciò è un ulteriore segnale del fatto che il problema attuale di Madama parta proprio dai suoi vertici. In realtà, Tuttosport, sempre parecchio vicino al mondo Juve, aveva trattato di un possibile ritorno di AA nella figura di presidente, ma senza cambiamenti di quote nella maggioranza degli azionisti. Insomma, come nel 2010 quando l’allora rampollo del casato venne messo alla guida sabauda dal cugino con il gruppo di famiglia a mantenere la proprietà. E’ una possibilità anche se qualche dubbio sulla buona riuscita dell’operazione resta. Il motivo è legato prima di tutto ai rapporti tesi che Agnelli ha avuto con i vertici nazionali e continentali del pallone a causa della querelle Superlega, in secondo luogo non va sottovalutato un finale di ciclo non proprio brillante né dal punto di vista delle scelte sportive, né sotto il profilo finanziario.
La Gazzetta dello Sport, invece, ha formulato un’ipotesi meno rivoluzionaria. Ha parlato della figura di Chiellini che è già in società, ma in vesti più importanti delle attuali. Il toscano dovrebbe essere il valore aggiunto, la personalità in grado di trasmettere quella linfa vitale bianconera di cui si è trattato sino ad ora. La Vecchia Signora, come molti altri club, ha sempre funzionato bene quando vedeva al suo apice una triade. Alle origini furono Bettega, Giraudo e Moggi. Durante il corso dei 9 Scudetti consecutivi, invece, i nomi erano quelli di Nedved, Marotta (che lasciò quasi alla fine dei successi) e Paratici. La prima figura è quella necessaria per l’ambito più filosofico, ma essenziale. Le altre sono maggiormente concrete. La seconda lo è da un punto di vista finanziario e di rapporti, mentre la terza per quello sportivo. A oggi, la realtà vede Scanavino e Giuntoli con l’ultimo a dovere ricoprire praticamente il ruolo di factotum. L’idea potrebbe essere questa: Chiellini, Scanavino, Giuntoli con l’ad maggiormente presente anche a livello mediatico e l’ex ds del Napoli ad avere compiti più tecnici. In passato si parlò anche del possibile ingresso di Carnevali in società. Lui potrebbe fare le veci dell’attuale ceo. Sarebbe certo una soluzione gradita in quanto grande esperto di calcio e con ottimi rapporti a livello apicale in Italia.
Morale: è un gran casino! Se l’intenzione è quella di preparare il packaging per la cessione, la strada intrapresa è corretta. I tifosi, però, devono sapere che vivranno stagioni piene di delusioni in ottica di costruire un futuro diverso. Recentemente è accaduto, per esempio, all’Inter, ma pure al Milan. Il domani, quindi, è imprevedibile. Se, invece, l’idea, come manifestato ieri da Exor, è quella di non effettuare alcuna vendita, allora ci sarà da discernere tra due situazioni. La prima ipotesi conduce a un cambiamento apicale, ma non societario. Andrebbe effettuato in maniera rapida, cioè subito dopo il completo risanamento economico ormai all’apparenza più vicino, altrimenti, per i risultati sportivi, vi sarà da attendere a lungo. Se, invece, non vi fosse nessun genere di modifica in vista in termini di persone, è necessario che i vertici attuali capiscano presto cosa significhi Juventus e timonare la Juventus.

