In questi giorni si è parlato parecchio dei mali che attanagliano l’Italia calcistica e si sono formulate parecchie ipotesi. C’è chi ha sostenuto che il problema siano gli organi dirigenziali e questi si sono dimessi. Qualcuno ha trattato del regolamento che è troppo “permissivo” rispetto agli stranieri. Il problema, però, come ha provato a spiegare Gravina, è che il calcio, come sport professionistico, non può vincolare a certe normative. Si è sostenuto pure che la presenza di tanti patron esteri non aiuti in quanto a questi interessa il business e non vi sia quindi alcun attaccamento alla nazionale. Qualcuno ha ritenuto che la politica non aiuti il mondo del pallone. C’è, poi, una tematica di giovanili e di crescita dei nostri atleti.
Ciò che si potrebbe fare è soprattutto lavorare sulle scuole calcio. Mi pare alquanto bizzarro che in Italia si cominci a giocare 11 vs 11 in un’età abbastanza avanzata, intorno ai 10-12 anni. E’ soltanto un esempio perché chiaramente non ho le competenze per giudicare se ciò sia corretto dal punto di vista della salute, ma sicuramente non pare lo sia calcisticamente. Insomma, forse, si “proteggono tanto” questi ragazzi che crescono in una bolla per poi non essere pronti quando, da adulti, questa scoppia. Per carità, se agire altrimenti può creare problematiche di altro tipo, è corretto, ma altrimenti sarebbe il caso di abituarli subito al gioco perché, in ogni sua variazione, lo si snatura e le nuove generazioni non sono pronte per affrontarlo.
Il pensiero va poi a Max Allegri, alla famosa tecnica individuale e tattica individuale. Questo devono insegnare le scuole calcio. Non è necessario avere l’obiettivo di vincere i tornei, ma di crescere dei calciatori pensanti che sappiano gestire da soli le varie situazioni. Poi per il “guardiolismo” ci sarà tempo più avanti così come per i successi di squadra. Ho sentito parlare anche di separazione delle carriere e credo sia la mossa giusta. Chi vuole allenare i giovani rimane in quel mondo, mentre chi intende farlo con gli adulti avrà un altro percorso così da non intaccare le due situazioni.
Sono solo alcune ipotesi. Ma credo che occorra lavorare soprattutto lì, sui giovani. Se si partisse da subito, si potrebbe creare una buona nazionale in una decina di anni quando le generazioni che oggi si approcciano al calcio saranno pronte.

