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Lo sport e la guerra: cosa accade nel calcio e nelle altre discipline?

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La guerra continua a muovere la sua longa mano sullo sport e sul calcio. La finale di Champions League, inizialmente programmata a San Pietroburgo, è stata spostata a Parigi. Non è finita qui. La Russia dovrebbe sfidare la Polonia, poi la vincente di Repubblica Ceca-Svezia, per la qualificazione al Mondiale. Scandinavi e polacchi hanno già manifestato la loro volontà di non scendere in campo contro la Nazionale del Cremlino. La risposta della Fifa è stata mediata. Per ora, non arriva l’esclusione della Russia dal Mondiale. Gli atleti dovranno giocare senza inno e senza rappresentare il loro Paese, ma scenderanno in campo. Si vedrà cosa fare nel prosieguo. Nessuna gara potrà comunque svolgersi in territorio russo.

E gli altri sport? Medvedev, tennista russo, chiede la pace. Lo stesso Zaytsev, pallavolista italiano con origini russe, è sulla stessa falsariga. Nel basket, 4 giocatori hanno deciso di lasciare il CSKA Mosca. La FIG (Federazione Italiana Ginnastica) ferma qualsiasi competizione in Russia. Insomma, “le sanzioni” che l’Unione Europea sta infliggendo al Cremlino paiono essere ricalcate sullo sport. Vedremo cosa accadrà nel prosieguo sperando che lo sport possa continuare e fungere pure da strumento di pace come pare essere nelle sue intenzioni.

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