E’ un caos infinito. E’ un triste gioco che non si sa come si concluderà. Il problema è evidente. Le Autorità Sportive, CIO compreso, hanno raccomandato le Federazioni di non ospitare atleti russi o bielorussi sotto l’egida della loro bandiera. Per le squadre di calcio però non è sufficiente. Loro non vogliono scendere in campo contro tali avversari. La Fifa e l’Uefa hanno dato adito a queste richieste escludendo dai tornei le società russe. E’ accaduto anche nell’Eurolega di basket dove tali realtà hanno un peso enorme. Come andrà a finire? E’ un problema non da poco perché la Federazione russa, relativamente al pallone, ha protestato contro tale decisione anticipando un possibile ricorso. Se questo avrà successo occorrerà convincere le rivali a scendere in campo e, al momento, appare infattibile. Così i team russi vincerebbero a tavolino finché qualcuno non accetti di affrontarli. Sarebbe una situazione davvero surreale.
Lo sport ha una funzione fondamentale nella società e la vicenda pare ribaltata rispetto a quando, durante le fasi più calde dell’emergenza covid, queste discipline venivano spesso bollate come “gioco”. Per tale motivo, erano lasciate sovente al loro triste destino. Oggi, invece, hanno il compito di provare a marcare anche loro la differenza all’interno di una vicenda orribile. Questo tramite il messaggio che mandano. Probabilmente dovrebbe essere un’ambasciata di pace e perciò mi viene strano pensare a una chiusura così rigida verso atleti che comunque non hanno colpe. Semplicemente appartengono a una data nazionalità. A stupirmi sono soprattutto i protagonisti che dovrebbero sposare il messaggio di fratellanza e fair play inviato dal mondo sportivo.

