La polemica che coinvolge Paola Egonu e la questione nazionale mi ha riempito il cuore di tristezza. Non voglio entrare nel merito di situazioni politiche che non mi competono. Non desidero nemmeno trattare di etica perché è una tematica troppo soggettiva, ma non posso esimermi dall’affrontare la tematica che questa volta ha colpito la pallavolista, ma potrebbe attaccare qualunque atleta o persino qualsiasi persona.
Prima di tutto, vorrei narrare i fatti. La nostra nazionale di volley femminile, assolutamente favorita per la vittoria mondiale dopo aver centrato Europeo e Nations League, ha conquistato il bronzo perdendo la semifinale con il Brasile e vincendo, poi, la finalina contro gli Stati Uniti. La vittoria del torneo è stata della Serbia. Tra la gara con i carioca di giovedì e la partita con gli USA di sabato si sono scatenate intense polemiche e qualcuno si sarebbe chiesto, vista la sua provenienza, perché Paola Egonu giochi nell’Italia.
Innanzitutto serve un chiarimento normativo. Per militare tra gli azzurri è necessaria la cittadinanza italica che Egonu possiede essendo nata a Cittadella, in provincia di Padova. Al di là di questo trovo davvero piuttosto paradossale che nel mondo attuale ancora si resti legati a taluni retaggi. Siamo quasi estremisti nei confronti dei diritti civili che si difendono a ogni costo e ancora un atleta deve subire certe situazioni? Qualcosa non ha funzionato. Il timore è sempre più che la difesa a oltranza dei diritti civili sia una facciata, ma la società non sia veramente così liberale. Allora certe battaglie vanno riviste e portate avanti in maniera completamente diversa. L’invito a Paola è di restare in azzurro perché ha soltanto 24 anni e può dare ancora tanto all’Italia e agli italiani.

