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Simone Inzaghi sulle orme di Ancelotti: cosa ne dite?

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Simone Inzaghi è il nuovo Carlo Ancelotti. So molto bene che la mia affermazione è forte e, nel mondo del calcio, al limite della blasfemia, ma vorrei spiegarmi. Allo stato attuale non oserei mai proporre questo paragone anche perché trofei, palmares e carriera in generale sono abbastanza specifici. Il mister di Reggiolo ha vinto 4 Champions League, 3 Mondiali per Club, uno Scudetto con il Milan e altri campionati all’estero oltre ai trionfi nelle coppe nazionali. Il piacentino, invece, per ora ha conquisto 2 Coppa Italia e 4 Supercoppe Italiane. La distanza è parecchio significativa.

Ricordate, però, gli inizi di Ancelotti? Il mister comincia la sua carriera alla Reggiana con una favolosa promozione in serie A, l’ultima del club emiliano. L’allenatore, poi, si trasferisce al Parma dove non raccoglie successi. Viene chiamato dalla Juventus in sostituzione di Marcello Lippi. I suoi anni sabaudi non sono memorabili con due secondi posti consecutivi, dietro a Lazio e Roma, che fanno infuriare i sostenitori di Madama. Inzaghi inizia con la Lazio e, nel periodo biancoceleste, raccoglie le briciole che la Vecchia Signora lascia agli altri club. Dietro i piemontesi, il club di Lotito è il più titolato. Simone passa all’Inter che, con tutto il rispetto per la precedente piazza comunque molto importante, è la prima a chiedergli di vincere in ogni stagione. Il piacentino porta a casa la Supercoppa Italiana e la Coppa Italia lasciando lo Scudetto al Milan che dispone di una rosa inferiore a quella nerazzurra. Questo produce un tantino di amaro in bocca e il suo operato non soddisfa come non può accontentare il cammino, in serie A, dell’attuale stagione dove la sua squadra è troppo lontana dal Napoli capolista. Gli inizio, insomma, sono molto simili e non particolarmente esaltante.

Ancelotti, poi, si trasferisce al Milan dove si sblocca. A produrre tale risultato è la Champions League vinta in finale, proprio contro la Juve, nel 2003. E’ da lì la sua carriera è sbocciata come una rosa in maggio. Ancelotti, però, ha sempre mostrato di essere un robot da coppa e Inzaghi pare seguire le sue orme. Entrambi, poi, sono molto abili nello gestire lo spogliatoio e le situazioni che si formano all’interno di esso. Magari non mostrano un calcio spettacolare o, come si suol dire, fatto di bollicine e caviale, ma sono tremendamente efficaci. Insomma, le prospettive per una discreta somiglianza ci sono tutte anche perché entrambi sono parecchio abili nell’adattarsi ai giocatori piuttosto che forzare questi ultimi al loro modo di pensare.

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