In questi giorni si parla tanto della possibile lotta Scudetto tra Juventus e Inter. Tuttavia esiste un proverbio irlandese che afferma: “Dio ha fatto il tempo, l’uomo ha fatto la fretta“. Siamo circa a un terzo del campionato è davvero troppo presto per limitare la sfida a due squadre. Tanto può ancora capitare ed è noto che la fase decisiva della stagione si ha verso febbraio-marzo. Il periodo prenatalizio può mostrare un andamento, ma non è mai definitivo. E’ altrettanto vero che le analisi non giungono dopo le prime 4 giornate, quindi, un’idea del prosieguo è cronologicamente corretta.
L’idea, però, dev’essere limitata alla visione della singola compagine più che a un eventuale duello futuro. La Juventus può realmente lottare per il titolo? All’inizio della stagione, ho sostenuto che è la mia favorita e non ritratto certamente ora che il pronostico ha una possibilità di successo. Ciò che mi spinge a sostenere la tesi favorevole a una Vecchia Signora campione d’Italia è principalmente il gruppo. I piemontesi sono una squadra solida e tale forza deriva dall’unione d’intenti. Dopo quanto accaduto nella passata stagione, la fame è protagonista e le recenti parole di Sczcensy a SkySport relative ai punti di penalizzazione della trascorsa annata sono piuttosto emblematiche. I sabaudi hanno maldigerito quanto accaduto fuori dal campo e nutrono una gran voglia di rifarsi all’interno del terreno di gioco. I mugugni di Vlahovic, che sbracciava perché malservito dai compagni, sono sostituiti da motti d’incitamento. I calciatori si “sbattono” l’uno per l’altro nel cercare di coprire le falle, riparare agli errori o sostenersi. La panchina esplode alle reti segnate. Insomma, questo mischiato alla capacità di equilibrio tipico delle squadre di Allegri è un mix molto importante e lo dimostrano i ben 8 clean sheet stagionali su 11 partite. A ciò si aggiunge un altro fattore determinante. Il riferimento è alla condizione psicofisica. La possibilità di preparare una gara alla settimana sicuramente agevola corpo e mente.
Poi, però, analizzo il match del “Franchi” contro la Fiorentina e comprendo che quel genere di partite può condurre al successo una volta ogni dieci o anche di più. Il già citato Sczcesny ha ricordato come i bianconeri abbiano sofferto per più di 80 minuti. E’ la verità e i dati sono abbastanza rappresentativi. La Viola ha effettuato 25 tiri contro i 4 avversari. Ha avuto il 68percento del possesso palla contro il 32 della Juve. E’ stata per il 90percento della sfida nella metà campo piemontese, ma non è riuscita a segnare. Perché? La risposta probabilmente si trova nella statistica delle conclusioni nello specchio. I toscani hanno trovato il portiere bianconero sulla loro strada per 4 volte su 25. Gli uomini di Allegri hanno tirato in porta in 3 casi su 4 totali. Insomma, la Vecchia Signora ha una difesa molto solida, ma è stata graziata dall’inconcludenza dei ragazzi di Italiano che hanno accerchiato la preda senza mai azzannarla. Una roba così è più unica che rara. Questa sfida pareva la replica di quanto accaduto a Bergamo contro l’Atalanta circa un mese fa. In quel caso, terminò zero a zero. Il dubbio, quindi, è lecito. Nel successo, netto anche in termini di gioco, di San Siro con il Milan, l’espulsione di Thiaw è stata così determinante? Temo che la risposta sia: “Sì“.
Il sunto del discorso è abbastanza palese. Nonostante la rosa non sia delle migliori, con la possibilità dell’acquisto di un mediano a gennaio, la Juventus può vincere lo Scudetto a patto che non si crogioli troppo nel fortino difensivo e alzi il suo baricentro anche in certi scontri più complicati ed esterni con squadre della parte sinistra della classifica.

