Scroll Top

La nuova Champions: chi è la favorita?

champions

Qualcuno sostiene che “non si debba mai lasciare la strada vecchia per la nuova“. L’Uefa ha ben pensato di fare l’opposto e probabilmente ha avuto ragione. A volte, l’abitudinarietà logora. E’ necessario variare per trovare stimoli. La nuova Champions pare proprio essere sulla giusta lunghezza d’onda. L’idea della classifica unica con 8 sfide contro squadre diverse l’una dall’altra rende la situazione maggiormente competitiva e probabilmente anche più equa. Affrontando rivali differenti diviene difficile parlare di cammino semplice o complesso. Insomma, dopo la prima giornata, il nuovo format è promosso. A seguito degli spareggi, dagli ottavi in avanti, si ritornerà alle antiche conoscenze. Ma qual è la squadra favorita? La domanda è molto difficile. Nell’attuale stagione non pare vi sia una società nettamente superiore alle altre. In Coppa Campioni è quasi sempre così, ma spesso si può indicare un roster che sembra formidabile. Oggi no.

LE ITALIANE

Si parte dall’analisi dei nostri club. Hanno qualche chance? E’ complicato. La più attrezzata sembra l’Inter che ha un’ampia rosa competitiva, ma soprattutto la volontà di arrivare fino in fondo. L’avvio di stagione ha dimostrato proprio questo. Le difficoltà in campionato, con i soli 11 punti in 6 gare, sono la fotografia di una concentrazione orientata soprattutto sulla Champions. Simone Inzaghi è così. Fatica ad adattarsi a tutte le competizioni e il focus si sposta alternativamente tra campionato e coppa. E’ un limite su cui il piacentino deve lavorare. Il pareggio di Manchester, contro il City, è emblematico. Nel match inglese si è assistito a una Beneamata versione delux. Il Biscione ha deciso di fare una gara attendista dimostrando di essere forse leggermente meno forte rispetto all’avversaria, ma comunque capace di stare a quel livello e fare male. Due anni fa, con Brozovic e Dzeko, l’Inter centrò la finale. Nel recente passato, Thuram può avere maturato l’esperienza giusta per sostituire il bosniaco. Il Milan è maggiormente in difficoltà anche perché la rosa non è del medesimo livello. I rossoneri paiono in una fase di cambiamento radicale. Il ciclo di Pioli è finito. Fonseca sta apportando gli aggiornamenti al sistema, ma lo fa con i calzari ai piedi e la bisaccia in mano. E’ sempre sull’orlo dell’esonero. Il 3-1 patito in casa contro il Liverpool è alquanto emblematico. Work in progress. La Juventus pare più quadrata del Diavolo e la rosa è all’incirca sul medesimo livello, ma anche lei non sembra avere la potenza di fuoco per stare al passo. Lo stesso vale per Atalanta e Bologna. Le nostre migliori speranze, quindi, sono riposte in un’Inter che, però, non sembra ancora pronta ad alzare il trofeo. L’asticella, in ogni caso, non è troppo lontano.

BAYERN MONACO E BORUSSIA DORTMUND

Bayern Monaco e Borussia Dortmund sono le tedesche più accreditate per il successo finale, anche se al momento è il Lipsia, prossimo avversario della Juve, a seguire i bavaresi al secondo posto della Bundesliga. I rossoblu hanno cambiato il tecnico. Tuchel è stato sostituito da Kompany. L’avvicendamento sta portando qualche frutto con una ventata d’aria fresca che si respira in uno spogliatoio zeppo di supercampioni. La rosa è formidabile, ma il problema resta sempre il medesimo: i mostri sacri devono integrarsi bene con l’allenatore altrimenti si rischia il default come accaduto con le due precedenti gestioni tecniche. I tedeschi sono nel novero dei favoriti per la vittoria finale, ma non li indicherei come i futuri padroni d’Europa. Il BVB, invece, arriva dalla finale di Champions persa contro il Real. E’ una squadra che ha modificato il suo mister. Terzic, che con i gialloneri ha compiuto una vera e propria impresa, è sostituito da Nuri Sahin. Alla compagine della Ruhr è venuto meno pure un pilastro fondamentale come Sancho. Riuscire a replicare il cammino della trascorsa edizione pare alquanto improbabile. Tra le tedesche va poi conteggiata pure lo Stoccarda, giunta seconda nella Bundes 2023-2024, ma con poche chance di successo internazionale.

PARIGI

Quando si parla del Psg torna sempre alla mente la filastrocca della Bella di Torriglia: “Tutti la vogliono, nessuno la piglia“. Nella trascorsa edizione di Champions, Luis Enrique è riuscito a condurre i parigini sino alla semifinale. Meglio di lui aveva fatto solo il citato Tuchel che, nel 2020, perse l’ultimo atto proprio contro il Bayern. Parigi si sta lentamente trasformando e l’idea pare quella di salutare la “grandeur” per passare a soluzioni più concrete. In sostanza, non ci sono più Neymar, Messi o Mbappé, ma l’obiettivo è vincere senza l’apporto delle star e pure con giocatori cresciuti in famiglia come Barcola. E’ un processo intelligente e che potrebbe portare al successo, ma forse, a oggi, questo risultato è prematuro. Accanto al Psg, le squadre di Ligue 1 che partecipano alla Coppa sono il Monaco e il Brest con onestamente chance molto risicate.

L’ARMATA DI SUA MAESTA’

Quando si tratta di Champions League, l’Inghilterra è sempre in primo piano. Una corazzata molto potente pare essere il Manchester City. La squadra di Guardiola è un’autentica schiacciasassi, ma sta mostrando qualche piccola problematica in un meccanismo quasi perfetto. Il discorso può essere sicuramente legato a fattori esterni come il processo che sta coinvolgendo la società e che rischia di porre il club britannico in una situazione parecchio scomoda, con pene pesanti. Inoltre, dopo tanti anni, il mister spagnolo può aver lentamente consumato il gruppo. La partita contro l’Inter è l’emblema di un momento non troppo fortunato. Il City ha avuto un possesso di palla molto sterile chiudendo la gara con zero reti segnati. E’ qualcosa di strano per gli uomini di Pep. Insomma, forse non è la stagione buona. Difficile pensare che l’Aston Villa, squadra tifata dal Principe William e dal figlio George, possa riuscire nell’impresa di trionfare in Champions. L’Arsenal sta crescendo in continuazione e Arteta è stato veramente manna dal cielo piovuta su Londra. Il mister non è riuscito ancora a portare a casa la Prermier o a ottenere un successo internazionale, ma i Gunners si avvicinano sempre di più al grande risultato. Difficile pensarli sul tetto d’Europa, ma daranno veramente filo da torcere a chiunque.

LE ISPANICHE

Quando si tratta di Champions, la “guerra ispanico-britannica” pare sempre prendere il sopravvento. Come secoli fa quando i due regni combattevano per il dominio dei mari. Dopo l’abbandono di Xavi, il Barcellona ha provato a inserire la solidità teutonica di Flick. In campionato, sta funzionando con i blaugrana in vetta alla Liga. Resta, però, la solita macchia. I catalani sono una squadra “matta” che segna a raffica, ma è capace anche di subire caterve di reti come accaduto nel match esterno contro l’Osasuna. La prima uscita di Champions non è stata positiva e i rossoblu hanno perso in casa del Monaco. L’Atletico Madrid non riesce a tagliare il cordone dal Cholo Simeone. L’acquisto di Julien Alvarez è stato ampiamente dispendioso, ma anche utile. Un bomber come lui farebbe comodo a chiunque ma, per i Colchoneros, la Champions pare ancora terreno di caccia molto complesso. Il Girona, senza il pichici Dobvyk partito per Roma, affronta la sua prima esperienza in coppa senza grandi pretese.

LIVERPOOL E REAL MADRID

Le due principali pretendenti alla Champions League potrebbero essere Liverpool e Real Madrid. Klopp, da grande uomo ed eccellente tecnico, ha compreso il momento esatto in cui lasciare sia per il bene suo che per quello della squadra. La società pare essere stata molto abile a sostituire il partente con Slot. Chiesa ha portato una ventata di aria nuova e l’Inghilterra potrebbe essere per lui l’ambiente ideale. E’ un calcio meno tattico, dove gli interpreti hanno maggiori libertà di sfogare le loro armi e la loro fisicità. E’ un ingrediente che si va a sommare ad altri già stupefacenti come Salah, Gakpo, Jota, Szoboszlai… Penso che i Reds siano la principale candidata al trono occupato dai Blancos che, dal canto loro, hanno aggiunto Mbappe a una compagine già formidabile. Ancelotti completa così un reparto avanzato di caratura extraterrestre composto dal francese che come scudieri avrà Vinicius e Rodrigo. Il centrocampo perde l’uomo che, forse più di tutti, meriterebbe il Pallone d’Oro, Kroos, ma Bellingham si sposta qualche metro indietro e va ad agire da mezzala d’incursione con Tchouameni e Valverde chiamati a fornire un grande equilibrio. In sostanza, un 4-3-3 che si trasforma camaleonticamente in un 4-2-3-1. Il mister di Reggiolo lascia ampia possibilità di interpretazione agli attori. Carlo può ancora contare sulla regia illuminata di Modric che, utilizzato come una gemma preziosa, può fornire spunti di saggezza quando si sente la necessità. Endrick e Guler rappresentano, invece, il nuovo che avanza. In un momento di assestamento del pallone europeo, che da l’addio a grandi totem come Ronaldo, Messi e Neymar, il Real potrebbe riuscire ancora a ritagliarsi il ruolo di regina.

Privacy Preferences
When you visit our website, it may store information through your browser from specific services, usually in form of cookies. Here you can change your privacy preferences. Please note that blocking some types of cookies may impact your experience on our website and the services we offer.