Il Var è uno strano marchingegno che avrebbe dovuto risolvere gran parte dei problemi del calcio, ma non è stato così. Questa è la conclusione a cui si perviene dopo 6 stagioni e mezzo in cui tale strumento è protagonista dei nostri weekend pallonari. Insomma, il tempo per maturare un’idea precisa c’è stato. Eccome. “Oggettivamente la bugia è una verità soggettiva” sosteneva Fulvio Fiori nel suo Umorismo Zen. In pratica, nessuno può erogarsi il diritto di avere la realtà in mano, quindi, è naturale che in tanti possano sostenere una tesi opposta alla mia.
La domanda che mi pongo, però, è: questo strumento ha levato la polemica dal calcio? No, ma era impossibile che ciò accadesse perché la perfezione è qualcosa di divino che esce dall’immanenza per entrare nella trascendenza quindi umanamente impossibile. E’ comprensibile che vi siano ancora discussioni. Non è però accettabile che diventi incriticabile lo strumento. Di fronte al Var, alcuni pretenderebbero che si fermi ogni sorta di dibattito. Ma come è possibile? Si parla di una fantomatica oggettività che, però, come spiegato, non esiste. L’esempio più palese è il fuorigioco. Si pretende di andare ad analizzare il millimetro e ci si ostina a fischiare o meno offside di una punta di dito, per una parte impercettibile del tallone o della spalla. Insomma, siamo all’assurdo. E’ logico che si potrebbe aver selezionato il frame errato dell’immagine anche se a farlo è una macchina. E’ questione di millesimi impercettibili. Lo stesso si può dire per la gol line technology. Certi falli, poi, vengono analizzati in maniera apatica, decontestualizzata. Domenica scorsa, per esempio, nella sfida di serie B tra Salernitana e Reggiana è stato espulso il giocatore degli emiliani, Ignacchiti, per un intervento con il piede a martello sulla tibia dell’avversario Cerri. Ayroldi, direttore di gara, aveva optato per l’ammonizione. E’ stato richiamato all’home field review e, osservando l’immagine dell’impatto, ha deciso di modificare la sua decisione e di cacciare il mediano. Se, però, si analizza l’azione nella sua integralità, si vede che l’attaccante dei campani anticipa all’ultimo il contendente. Questo, ormai, non può smaterializzarsi. E’ un intervento imprudente, ma colposo. Non c’è il dolo di colpire in quel modo all’apparenza violento. In questo caso, quindi, il Var non ha aiutato troppo. E’ soltanto un prototipo delle fattispecie che possono accadere e che la tecnologia non riesce a valutare nella sua integralità.
Ciò presupposto, viene da pensare che un passato, da alcuni considerato oscurantista e medievale, senza tecnologia in campo, forse, non sia poi così distante dal presente. Il beneficio del dubbio resta e rimane in maniera più violenta perché, se una volta si poteva accettare l’errore umano, ora diventa più complesso convincere i malpensanti della buona fede. Il mio suggerimento, quindi, non è quello di levare il Var, ma di modificarlo in maniera molto importante. Come? Prima di tutto inserendo solo la chiamata da parte degli allenatori che possono utilizzare lo strumento, magari, in due occasioni l’uno all’interno di una partita. In questo modo si esce dal ginepraio per cui non si sa quando la tecnologia possa intervenire e quando invece non abbia la facoltà di farlo. E’ un’altra tematica che ha sempre creato immani polemiche perché in tanti notano una difformità di giudizio o qualche bag del regolamento. L’esempio più calzante è il raffronto tra queste casistiche. Se viene segnata una rete con un fuorigioco di tallone, il gol è vivisezionato al millesimo e annullato. Se, invece, il direttore di gara sbaglia ad assegnare un corner palesemente evidente e, sugli sviluppi, arriva il centro, questa non può essere annullato. In un certo senso, siamo al paradosso. In secondo luogo, per risolvere il dilemma dei malpensanti e della malafede, si deve cominciare a mandare mandare in diretta dialoghi e immagini del Var così da renderle maggiormente cristalline. Occorre, poi, tornare alla “regola della luce” che guidava i fuorigioco. Perché vi sia offside è necessario che ci sia un fascio vuoto tra attaccante e difendente in modo tale da dar più valore alla meritocrazia. Lo stesso per quanto riguarda il concetto di gol o non gol. Sono grandi accorgimenti che avrebbero una rilevanza davvero prorompente.

