Si provi a costruire una casa senza le fondamenta. Cosa succede? La casa crolla. Allora si tenta di tirarla su, ma cade di nuovo. Se non si crea una solida struttura che la mantenga in piedi, è inutile abbatterla e riproporla costantemente in una salsa diversa. Ecco spiegato il dilemma di Juventus e Milan che questo blog tenta di descrivere, trattando nello specifico dei bianconeri, ormai da anni. Le due società necessitano di un cambiamento apicale che consenta loro di recuperare lo spirito.
L’Inter ha recuperato la sua verve quando ha trovato una società solida. Da Moratti si è passati a Thohir, poi a Suning e infine a Oaktree. Quando è, però, che la Beneamata si è rifatta viva nel pallone mondiale? Il momento decisivo si può intravedere nello sbarco di Marotta sulla galassia nerazzurra e non è una coincidenza. Il lombardo è uno dei migliori nel suo campo, ma da solo non può bastare. Serve un organigramma che lo supporti. Così ne hanno beneficiato il vice presidente Zanetti, il ds Ausilio e tutti gli altri. Ecco le fondamenta dell’anima interista. Indipendentemente dalla proprietà, è ciò che dovrebbero fare anche Juventus e Milan. In casa bianconera, la paura è che Elkann non sia così interessato agli affari di Madama. Assomiglia un po’ a quei padri che non fanno mancare i soldi ai figli, ma non ci sono nei momenti del bisogno. Sono assenti, estranei, estraniati dagli impegni della vita e professionali. Allora serve una figura di riferimento. Questa non può essere Ferrero e nemmeno Scanavino. Sono personalità economico-legali, commercialisti, che sono risultati indispensabili durante il periodo della lotta per evitare condanne ancora più pesanti dei 15 punti assegnati sulla serie A 2022-2023 e dell’esclusione dalle competizioni europee dell’annata successiva. Quello, però, era il loro compito. Servivano a traghettare la Vecchia Signora fuori dalle sabbie mobili della Superlega e della querelle plusvalenze. Oggi, però, non paiono avere le competenze calcistiche necessarie per vivere in quel mondo.
Alla Juventus serve, quindi, primariamente l’amore del patron. C’è, però, la possibilità di una sussidiarietà. Il riferimento è a più figure. La prima è un Presidente che sostituisca Ferrero e che conosca lo spirito bianconero. Non a caso, feci i nomi di Del Piero o Buffon. A questo si deve aggiungere un Ceo che abbia conoscenze diverse da quelle di Scanavino. Serve un uomo che sia vicino al “palazzo”. Non si intende nulla di losco o particolare, ma semplicemente ciò che consentirebbe ai bianconeri di essere maggiormente inseriti nelle discussioni di rilievo. E’ necessario che questa persona abbia gli agganci giusti anche per quanto riguarda il calciomercato e i vari agenti. E’ chiaro che occorrano competenze anche dal punto di vista legale e finanziario. Insomma, serve Giovanni Carnevali. Sarebbe perfetto per affiancare Cristiano Giuntoli, uno dei miglior ds in circolazione, ma che non può portare sulle spalle un peso non suo. Non è il frontman della Juve come non lo era del Napoli, dove la presenza di De Laurentiis era completamente diversa rispetto a quella di Elkann.
La squadra è spaesata, totalmente lasciata a se stessa così come l’allenatore. Ecco spiegato il motivo percui, alla prima difficoltà, si scioglie similmente alla neve sotto il sole. Accadde dopo l’espulsione di Milik e il pareggio casalingo contro l’Empoli di un anno fa. Sta succedendo oggi in seguito a una serie di infortuni che hanno dissipato le certezze dell’ambiente. E’ vero che Cabal e soprattutto Bremer giocavano un ruolo fondamentale nell’impianto di Motta, ma le loro assenze non possono giustificare una debacle così importante. Finché non ci sono certi cambiamenti, è inutile parlare di “progetto” o nutrire vane speranze.

