“Ogni storia ha una sua fine, ma non è la fine della vita, è solo l’inizio di esperienze nuove.” Così parla la scrittrice Antonia Gravina. Lei, probabilmente, si riferisce all’amore, ma questa citazione può sposarsi magnificamente con tutti gli ambiti dell’esistenza. Per ogni situazione esiste un punto di chiusura e successivamente un’ulteriore partenza. Questo potrebbe valere anche per l’attualità interista. Il ciclo nerazzurro appare davvero spompato. Serve un cambiamento importante.
Gli alert si notavano già da prima di Natale, e probabilmente da inizio stagione, ma sono stati sottovalutati dai più. La mente ritorna al 6-0 con cui la squadra di Inzaghi si sbarazzò della Lazio all’Olimpico, ma in pochi avevano valutato la prova raccapricciante dei biancocelesti confondendola con una prestazione stratosferica della Beneamata. Quando gli Inzaghi boys batterono 2-0 l’Atalanta in Supercoppa parevano invincibili, ma il gol che venne annullato alla Dea per pochi centimetri di un “varistico fuorigioco” furono decisivi in una partita in cui Gasperini infarcì la sua compagine di seconde linee. Eppure il 4-4 casalingo di ottobre contro la Juventus così come la sconfitta nel derby d’andata e anche quella particolare in Champions contro il Bayer Leverkusen erano segnali abbastanza evidenti. L’Inter ha delle grosse fragilità e, se si ha il coraggio di attaccarla, va in palese difficoltà. E’ chiaro che, se si affronta sentendosi già sconfitti e con la paura ad attanagliare l’animo, si va diritti all’inferno. E’ un avversario valoroso ed esperto, se percepisce l’ansia altrui, azzanna.
Ma come si è giunti a questo punto con una squadra che soltanto una stagione fa dominava il campionato e pareva avere una mediana tra le più forti del mondo? In realtà, il ciclo lombardo parte da più lontano. In principio fu Antonio Conte. E’ lui il deus ex machina che costruì ed è lui lo stesso uomo che rischia di distruggere con uno Scudetto forse scucito dalle maglie nerazzurre. L’idea di calcio poi proseguita con evoluzione da Simone Inzaghi parte dal 3-5-2 del pugliese e del primo Scudetto datato 2020-2021. Bastoni, Barella, Darmian, De Vrji, Lautaro sono tra i principali reduci di quella esperienza e compongono ancora una parte fondamentale dell’ossatura interista. A loro si aggiungono calciatori come Acerbi, Calhanoglu e Mikitarian che paiono ormai verso la fine del viaggio quantomeno interista. La prevedibilità e la stanchezza degli interpreti portano alla necessità di un cambiamento.
La prossima estate, quindi, risulterà molto importante e delicata. A complicare la situazione c’è pure il Mondiale per Club che terrà impegnata la squadra tra giugno e luglio rendendo difficoltoso sia il calciomercato che la preparazione alla successiva stagione. La garanzia di poter compiere un buon lavoro, invece, si chiama Giuseppe Marotta. La prima matassa da sciogliere sarà quella legata a Simone Inzaghi e, allo stato attuale, una separazione potrebbe essere sana. Chi al suo posto? E’ una domanda da un milione di dollari a cui è ancora più complesso rispondere a febbraio. Rimanere sul medesimo standard non risulterà operazione banale e, se si vuole resistere su un certo livello, non si può pensare a un allenatore in crescita. Occorrerà capire, inoltre, se si vuole proprio modificare la rotta oppure se si cerca comunque di mantenere un’idea di calcio simile. Nel primo caso, un’idea potrebbe essere legata al nome di Maurizio Sarri, Roberto Mancini, Zizou Zidane o a Max Allegri, altrimenti Klopp. Quest’ultimo è quello più verticale e probabilmente più vicino all’attuale tecnico. Su questa base, bisognerà poi organizzare il calciomercato. Una necessità appare palese: la sostituzione di Calha e Mikitarian. Per quanto concerne il secondo, il problema pare superato in casa grazie a Zielinski. Serve, però, una sua alternativa. Relativamente al primo, invece, Asllani non convince del tutto e non sarà facile rimpiazzarlo. Pure De Vrji e Acerbi potrebbero essere sul piede di partenza con Bastoni, Bisseck, Pavard, Darmian e Carlos Augusto. Numericamente sarebbe anche una situazione gestibile, ma soprattutto l’ultimo è adattato. Un centrale di ruolo sembra necessario anche in ottica di un’idea di difesa a quattro dove soltanto i primi due possono ricoprire la posizione. E l’attacco? Arnautovic e Taremi hanno deluso. Serve assolutamente un vice Thuram, ma pure Correa non può essere l’alternativa a Lautaro.

