Il mondo del calcio ha la testa tra Stati Uniti, Canada e Messico, dove si sta svolgendo il Mondiale. Il calciomercato è rallentato e i giocatori che non sono in America si stanno godendo le vacanze. Ma com’è questo torneo allargato a 48 squadre? La formula di Infantino convince o no?
E’ da tempo che si discute sul numero eccessivo di partite, ma i vertici del pallone le aumentano sempre di più. “It’s business”, si direbbe. Mondiale per club, Mondiale allargato, Champions, EL e Conference ingrandite… Guardando al rischio infortuni, è matematico che un numero di gare sempre più elevato vada a influire negativamente su di essi e su questo potrebbe pesare anche un fattore psicofisico. L’aspetto primario, quindi, è legato alla salute, ma pure lo spettacolo ne risente. La stanchezza non aiuta. In ogni caso, con il parere positivo degli organi competenti legati all’aspetto del benessere di atleti e addetti ai lavori, si può anche proseguire con questa formula.
Ciò che va rivalutato è sicuramente legato alle qualificazioni. Lo scrivo con il massimo rispetto. Al Mondiale devono partecipare le migliori del mondo. Certe partite rischiano di allontanare il pubblico. E’ inutile fare esempi e nomi. Il concetto è comprensibile come è capibile chi sostiene che tutti i continenti debbano essere rappresentati. L’antitesi a questa tesi richiama ai valori. Vi sono Paesi sicuramente molto più capaci, per esempio, di quelli europei in altri sport. Se nel calcio, questa zona del mondo la fa da padrone dev’essere rispettata. Non importa se vi sono, esagerando, 40 squadre del Vecchio Continente e 8 provenienti da altrove, ciò che conta è che vi siano le più forti. Questo agevola lo spettacolo e rende il prodotto maggiormente appetibile.

