Oggi si tornerà in campo per un turno infrasettimanale molto importante in ogni posizione della classifica, ma pare non interessare. Il trend topic resta sempre lo stesso, l’inchiesta che ruota attorno al mondo del calcio legata alla questione delle plusvalenze. Produce letture e click. C’è poco da nascondere.
L’interesse verso il tema, trattato ormai senza alcuna remora come una Calciopoli anche nelle parole, è molto elevato. Sembra davvero di ripercorrere i terribili momenti del 2006 con un bombardamento di notizie. Non voglio affermare che sia giusto o sbagliato. Vorrei soltanto proporre una fotografia dello status quo ante. Come il Verismo, senza per questo paragonarmi neanche lontanamente a ciò che era quel grande movimento letterario. In 3-4 giorni, si è giunti a respirare un’aria di “stangata” quasi certa. Non c’è soltanto la Vecchia Signora e Repubblica propone i nomi di altre 5 società: Inter, Atalanta, Genoa, Napoli e Sampdoria. Tuttosport tratta della volontà di sanzionare con punti di penalità. La Gazzetta dello Sport pubblica a raffica pezzi relativi a questa tematica. Anche la stampa generalista, ormai, è molto avvezza a trattare della questione. A livello di clima mediatico, il 2006 non è più soltanto un lontano ricordo.
In questo periodo di confusione è stato assegnato il Pallone d’Oro. Leo Messi ha trionfato per la settima volta. Quasi all’unanimità si grida all’ingiustizia nei confronti di Lewandowski che, nelle ultime due stagioni, vanta cifre mostruose. Il premio, però, viene assegnato non più soltanto in base a quanto mostrato nell’ultima annata, ma guardando al “valore assoluto” di un calciatore. Con ciò, si intende anche una questione di marketing e un forte appeal pure in tal senso. Non è un criterio. Tuttavia, votando in ogni parte del mondo, è logico che questo sport viene concepito in maniera diversa, “più globalizzata” e meno tecnica. Non vedo nulla di strano, quindi, nel successo della Pulce che resta un simbolo per il pallone e ha pure vinto la Coppa America.

