In questi giorni, nelle sale cinematografiche, si può assistere al film, Oppenhaimer che sta riscuotendo un immenso successo. Il regista è Nolan. Parlando di Calcio è un blog che non tratta soltanto di sport, ma di attualità a 360gradi, così ho pensato di parlare di un’opera tanto pubblicizzata e che ha riempito i nostri cinema nonostante l’ultimo devastante caldo estivo. Si sa, questa non è propriamente la stagione migliore per tale arte ma ormai, grazie alle nuove tecnologie, si è superato pure questo scoglio.
Si tratta sicuramente di un film molto interessante. Nolan si concentra sovente su eventi della storia del novecento che, magari, risultano un tantino meno noti in quanto non sono sempre scritti tra le nozioni principali dei libri di storia. E’ un grande pregio perché utile a rendere edotti e implementare la cultura. Dopo Dunkirk, ecco Oppenheimer. L’opera racconta la carriera dell’uomo che creò la bomba atomica e lo fa in un modo realmente molto emozionale. Entra appieno nel sentimento e nella dimensione spirituale del personaggio. Non si può dire lo stesso rispetto a quella che era l’opinione pubblica del periodo. Forse avrebbe potuto esservi una maggiore contestualizzazione del racconto molto incentrato sulla figura dello scienziato e poco rispetto a quello che trasudava nella gente durante uno dei periodi più bui della storia dell’umanità. Nonostante la lunghezza del film e, probabilmente su questo si potrebbe lavorare, non si ha l’impressione della noia. Non si può certamente parlare di azione, ma è un’opera che tiene comunque attivo lo spettatore. La storia è raccontata in modo piuttosto complesso. Tra flashback e situazioni che necessitano di un livello di attenzione importante serve una discreta concentrazione altrimenti la comprensione può risultare piuttosto difficoltosa.
Nolan è molto abile nel riuscire a non dare un giudizio sulla figura di J Robert Oppenhaimer. Ne emerge uno scienziato molto attivo nella vita politica e sociale. L’americano è associato a ideologie e sentimenti che derivano dal suo cuore più che dalla necessità di agire per una determinata corrente. Lungi dall’essere un documentario, ma da questo punto di vista è come se lo fosse. Lo spettatore ha la possibilità di crearsi un’opinione e un giudizio in maniera non influenzata. Ciò che emerge è l’idea del fisico di avere creato un’arma potenzialmente in grado di distruggere l’umanità. A dimostrazione di ciò, il senso di colpa dopo l’atomica su Hiroshima e Nagasaki. Tuttavia ne leggo pure la consapevolezza di aver originato un mostro così potente da rendere difficoltoso ogni tipo di conflitto per la paura di ciò che potrebbe comportare. In effetti, la Guerra Fredda ne è la dimostrazione e ciò che sta accadendo pure oggi tra la Russia e le potenze occidentali non si discosta molto da tale concetto. In realtà, però, lo scrupolo di coscienza potrebbe non dover ricadere sulla intelligenza di chi ha creato l’ordigno anche se, come altri, avrebbe potuto liberamente non accettare un tale compito. Non è lui, però, che ne determina un certo tipo di utilizzo e questo concetto risulta assolutamente chiaro nel film quando Truman, in maniera anche abbastanza risentita, gli ricorda che non ricade su di lui la responsabilità di quanto accaduto in Giappone. Insomma, è un’opera che, oltre a raccontare una storia, dona spunti di riflessione filosofica parecchio importanti. E’ la scienza o la politica a determinare la sorte dell’umanità?

