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Juve, cambia allenatore! Ecco chi sarebbe l’uomo giusto

giuntoli

Si dice che “non tutto il male vien per nuocere”, ma trovare delle note positive nel marasma attuale della Juventus è davvero un’impresa parificabile alla nota ricerca dell’ago nel pagliaio. Il problema principale dei bianconeri non è l’allenatore e ciò ormai è noto. Lo narra anche la storia recente del club perché, da Pirlo ad Allegri a Motta, non può essere sempre colpa del mister. La costante è un dilemma societario. Nei primi tempi questo era provocato dalla fase complessa vissuta dalla Vecchia Signora dal punto di vista finanziario e politico. Ora la situazione si è modificata, ma  non si comprende la direzione intrapresa dalla proprietà così come quelle che siano le sue volontà. Giuntoli a parte, manca un vero uomo di calcio con poteri decisionali. Si è già trattato a lungo, però, della tematica e si rischia di essere ripetitivi. Il pezzo, perciò, sarà dedicato a un dettaglio che poi così banale non è: il tecnico.

Thiago è un bravo allenatore. Ha tutte le carte in regola per diventare un top. E’ un mister preparato, che ama innovarsi, studioso e intelligente. Che se ne dica, non è il classico “integralista” alla De Zerbi, per intenderci. Non è il tecnico che pone le sue idee davanti ai risultati. Può fornire quell’impressione perché non modifica mai il modulo e in quanto adotta sempre medesima strategia così come gli stessi tipi di cambi. Pare, però, un problema legato a una mancanza di esperienza che lo conduce a seguire la via meglio conosciuta. Con il tempo, migliorerà anche nei rapporti e nella nota empatia con il gruppo di cui tanti parlano. Pure l’aspetto comunicativo necessita di una crescita sia dentro che fuori dal campo. Fabio Grosso, per esempio, ai tempi del Verona veniva criticato perché molto compassato nel vivere la gara. Ora, è una furia e vince. Motta ha recentemente dichiarato che non lo si vedrà mai calciare una bottiglietta, ma è sufficiente non addivenire a certi gesti. A volte, però, la squadra ha bisogno di uno sprono forte, con comportamenti più grintosi anche da bordo campo. Se si pensa ai grandi allenatori, con solo qualche eccezione come Ancelotti, nessuno di loro è così tranquillo e pacato nel vivere la partita.

L’italobrasiliano, insomma, necessita di tempo, ma questo, alla Juve, manca. E’ sempre lo stesso discorso. In casa bianconera si prova a lanciarsi in progetti ambiziosi proponendo piani triennali, ma poi le circostanze portano a esigenze diverse. Il battito d’ali della farfalla in Africa può scatenare il terremoto in Europa. Gli obiettivi dichiarati dal management juventino erano gli ottavi di finale di Champions e la qualificazione alla medesima competizione per il prossimo anno. Il primo è stato sfiorato, il secondo è ancora raggiungibile. Eppure sembra che la Vecchia Signora viva la peggior annata della sua storia. Chi ruota attorno a Madama non ha la pazienza di rispettare certe attese. Il gruppo lo percepisce. Se la società non è forte e il tecnico non è saldo, lo scatafascio è dietro l’angolo. In un sistema complesso, ogni elemento influenza l’altro. Ciò che si è visto nella sfida contro l’Atalanta e in quella successiva con la Fiorentina è proprio questo. E’ stato un cedimento di tutte le componenti ed è uno dei motivi percui Thiago è ancora sulla panchina sabauda. Si vuole responsabilizzare chiunque sia sulla nave. Il rischio enorme, però, è che l’italobrasiliano abbia completamente perso le redini del gruppo. A denotarlo è la mancanza di ogni minimo accenno di reazione ai colpi subiti dagli avversari. Non sono i 7 gol in 2gare  con zero reti messe a segno, è l’atteggiamento a preoccupare. La Juve era fuori dagli incontri già alla fine del primo tempo. E’ troppo grave per una compagine di tal calibro. Per comprendere realmente quale sia la situazione bisognerebbe chiaramente viverla dall’interno, ma la forte impressione è quella appena descritta.

Non vi può essere altra soluzione, quindi, se non un cambiamento della guida tecnica, altrimenti il rischio è di non qualificarsi alla prossima Champions che significherebbe ingente danno economico. Questo rischia di essere superiore a ciò che creerebbe il licenziamento di Motta. Thiago ha un contratto di circa 3,5 milioni a stagione sino al 2027, ma gli si augura di non restare così a lungo senza una nuova panchina. Data per assodata la necessità del cambio, si prospettano due ipotesi: la prima conduce a un tecnico che possa programmare il futuro. La seconda, invece, conduce al noto traghettatore. In ques’ultimo caso, i nomi proposti sono quelli di Magnanelli e Brambilla. L’ex centrocampista del Sassuolo, attualmente alla guida della Primavera sabauda, conosce già parte della squadra avendo lavorato nello staff di Allegri ed è quindi avvantaggiato. L’altro, invece, guida l’under 23. Con la loro scelta, si potrebbe pensare di avere maggior margine di manovra a fine stagione e alcuni nomi come quelli di Conte e Gasperini stuzzicano i palati dei supporter. Non è da escludere nemmeno la strada che condurrebbe a Pioli. L’altra opzione, invece, porterebbe forzatamente a un allenatore libero: Mancini o Tudor.

Il tecnico jesino, però, pare essere il profilo perfetto. Manca soltanto la nota “juventinità” che sicuramente è una caratteristica fondamentale in un momento in cui l’assenza di tale elemento è devastante. Sicuramente, attendere Gasp o Conte, sotto questo profilo, sarebbe molto utile ma, se si guarda al resto, il Mancio sembra fatto apposta per la situazione attuale di Madama. E’ un tecnico esperto che non ha necessità di farsi le ossa sulle spalle del club sabaudo. Riuscirebbe, quindi, a entrare in uno spogliatoio in evidente difficoltà con il giusto carisma per districare una matassa piuttosto aggrovigliata. In Nazionale ha dimostrato di avere ottime doti con i giovani e la Vecchia Signora ha in questa caratteristica una delle sue difficoltà principali. Proprio con gli azzurri, il marchigiano ha superato anche il limite delle competizioni internazionali che lo avevano sempre un po’ segnato nel corso della sua precedente carriera, costellata invece dai successi in patria sia in coppa che in campionato. E’ suo il primo titolo dei Citizien in Premier. Insomma, anche per quanto concerne le restaurazione sa cosa significa. Scegliendolo ora, si possono avere effetti benefici immediati, ma anche programmare il futuro che parla pure di Mondiale per Club. La manifestazione, a volta poco considerata, potrebbe fornire importanti introiti con i vari passaggi dei turni. Il rischio di addivenirci con un traghettatore alla fine del mandato o con un allenatore che ha appena preso possesso della panchina non è il massimo. La sosta per la nazionale cadeva proprio a fagiolo così come la sconfitta di Firenze. A volte, non tutto il male vien per nuocere, ma…

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