La vicenda del giocatore atalantino, Palomino, ha fatto molto scalpore sui rotocalchi. Era tempo che, nel calcio, non si sentiva parlare di doping o sostanze proibite. Con gli accurati controlli del presente, pareva che il problema fosse ormai superato. In Italia esiste una norma costituzionalmente riconosciuta all’articolo 27. Questa afferma il “principio di non colpevolezza” detto anche “presunzione d’innocenza”. Nessuno può vedersi addebitato un fatto fintanto che non vi è una sentenza passata in giudicato. E’ uno dei cardini del diritto quindi prima di lanciare strali o accuse al difensore è opportuno valutare attentamente la situazione.
Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, nei prelievi fatti all’atleta sarebbe stata rinvenuta una sostanza chiamata Clostabol Metabolita che è vietata dalla Wada, agenzia mondiale antidoping. Al momento Palomino è stato sospeso e, per evitare una lunga squalifica che potrebbe giungere sino ai 4 anni, dovrà dimostrare l’assenza di negligenze o colpe gravi da parte sua. Come riporta sempre la Rosea, il centrale si è detto molto stupito di quanto accaduto e non se ne capacita. Il precedente calcisticamente più vicino è quello di Lucioni del Lecce. A pagarne le conseguenze fu il medico sociale con i noti 4 anni di squalifica. Il giocatore ne patì uno. Insomma, la situazione non è delle più semplici. Occorre, e lo ribadisco di nuovo, tenere sempre alla mente l’articolo 27 della Costituzione e il suo “principio di non colpevolezza”.

