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Juve: ecco qual’è il tuo problema

spalletti

E’ dal 2020 che la Juventus non vince lo scudetto. E’ il suo pane quotidiano. Manca. Neanche il periodo post Calciopoli era stato così scevro di tricolori perché dal 2006 al 2012 è un lasso temporale più breve di quello trascorso dal covid a oggi.

Da Torino sono passati parecchi dirigenti: da Agnelli, Paratici e Nedved ad Arrivabene. Poi è arrivato il 2022-2023 con le sentenze per le plusvalenze. Addio a tutti. Sono giunti Ferrero, Scanavino e Calvo. Erano più “traghettatori”, legati alla gestione politica per permettere ai bianconeri di uscire dalla tempesta. Hanno raggiunto l’obiettivo portando la nave in porto. Poi è stato il tempo di Giuntoli. Ha resistito due stagioni di cui la prima con nemmeno troppe possibilità di manovra e la seconda quasi da pluripotenziario. La separazione ha condotto sotto la Mole Comolli, Modesto e Ottolini. Da ultimo ecco Carnevali che ha portato con se Massara.

Il trait d’union è John Elkann. Così era anche nel post Calciopoli con Blanc e Cobolli poi Marotta e Paratici. Occorre che l’attuale ceo della Vecchia Signora assuma un incarico pluripotenziario e la proprietà resti come tale. Serve tempo, ma è un passaggio obbligato perché due indizi fanno una prova. Proabilmente JE, grande uomo d’impresa, non è tagliato per lo sport. Lo dimostra anche la Ferrari. Meglio delegare.

Si passa alla questione allenatore. Negli ultimi 6 anni sono passati Pirlo, Allegri, Motta, Tudor e Spalletti. Non sono degli incapaci. Tutt’altro. Non può essere un problema legato al tecnico. Conte ha recentemente smentito ogni voce di eventuali trattative, colloqui o “puor parler” già avviati cin qualsivoglia società. Sarebbe l’uomo perfetto per guidare la Juventus, ma è un ulteriore pezzo del puzzle. Serve che tutto il mosaico sia completo. Oltre a quanto scritto sopra, è necessario aggiungere anche un ragionamento di “base della piramide” cioè legato alla rosa.

A questa versione della Vecchia Signora mancano i leader. Nel 2011, il pugliese disponeva di giocatori come Buffon, Pirlo, Del Piero e Barzagli. Erano campioni in grado di accompagnare la crescita dei vari Marchisio, Vidal, Chiellini, Bonucci… Si trattava di atleti che avevano vinto il Mondiale, qualcuno di loro anche scudetti e Champions League. Non vi sono uomini così in rosa. Con tutto il rispetto, quando capitan Bremer alza la voce non ha lo stessa eco dell’ex numero uno quando parlò nel 2016 dopo un inizio pessimo di stagione. Spalletti aveva domandato di avere dei leader e questo serve alla Juve. Sono necessari calciatori come Bernardo Silva, Alisson, Calhanoglu, già accostati alla Vecchia Signora, ma mai giunti a Torino. Possono scendere in campo anche la metà delle gare, ma hanno un peso fondamentale nella crescita del gruppo.

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